Ma credo che papà non possa capire: noi due non facciamo mai le stesse cose, eccezion fatta per il pisolino domenicale, rigorosamente lungo e insieme. Ma almeno Ely e Leo dovrebbero comprendermi: Ely spesso non esce, come me, per giorni, a volte settimane e quando non cucina o non gioca con me, passa il tempo o sul divano a leggere o seduta, con il sottoscritto in braccio, a scrivere interi blocchi di appunti. Andiamo d’accordo, anche perché mi dedica più tempo di tutti gli altri: gioca, mi prepara da mangiare, mi cambia i sassolini quando sono sporchi, mi pettina, dormiamo insieme quando a volte si sdraia dopo pranzo. Mi sbaciucchia un po’ troppo, ecco, ma pazienza! La sorella di Ely, Leo, mi dedica molto meno tempo, ma trascorre molte ore davanti alla televisione, sdraiata da qualche parte. Io spesso ne approfitto per piazzarmi sulle sue gambe e fare le fusa. A lei piace molto. E a me anche! Ma non crediate che mi piacciano tutti gli umani! Innanzitutto i vecchi mi spaventano terribilmente: è una fobia del tutto irrazionale, lo so, ma ho sentito una volta Ely dire “Fidarsi è bene e non fidarsi è meglio!”. E se lo dice lei che studia filosofia, c’è da fidarsi… o non fidarsi è meglio? Accidenti, sto delirando come lei, tale e quale! Cercherò di stare più attento. Un’altra categoria di persone che non tollero è costituita dai cuccioli umani. In questo caso, come certamente saprete, la paura non è campata in aria: pur essendo piccoli sono imprevedibili e pericolosi. Da un momento all’altro squittiscono con orride vocine, a ultrasuoni si direbbe, ti saltano addosso cercando di cavalcarti, ti mordono la coda, ti strappano i baffi… e se tu vieni sorpreso a soffiare all’assassino ti prendi pure gli insulti – e talvolta anche i castighi – da parte degli umani adulti. Per fortuna la nostra casa non è infestata da questi mostruosi esserini. L’unico in circolazione, però, è veramente terribile. Si tratta del cugino di primo grado di Ely e Leo, un certo Daniele, che adesso ha dodici anni. Da sempre non appena riconosco la sua voce e il suo passo vado a rintanarmi in un nascondiglio sicuro (dietro il divano, sotto il letto di Ely, nell’armadio dei maglioni…) e vi resto fino al segnale di cessato pericolo. Tale segnale è gentilmente e prontamente inviato dalle mie tre fide amiche, che capiscono bene il problema. Il mio sesto senso felino mi suggerisce che talvolta, soprattutto in passato, quando Daniele era più piccolo e petulante, abbiano ardentemente desiderato nascondersi insieme a me. Quello che mi sfugge è il motivo per cui non l’hanno mai fatto! In casa nostra passano, quasi quotidianamente, molti visitatori. Naturalmente io “leggo” nelle loro menti, e quando – come accade inevitabilmente – vengo presentato agli ospiti, capisco all’istante se chi mi sta davanti mi trova adorabile, disgustoso o gustoso – magari al forno! Sì, lo so che è orribile, ma queste cose accadono. Tornando a noi, se la persona presentatami non mi piace, soffio o scappo via. Mi rendo conto di mettere in imbarazzo i miei amici umani, che spesso sono costretti a fare buon viso a cattivo gioco, come dicono loro. Ma io sono un gatto, e dico – anche se non a parole! – quello che penso. Sempre. State pensando che sono di gusti troppo difficili e poco socievole? Beh, vi sbagliate! Più di una volta è capitato che la mia amica Ely abbia invitato un gruppo di ospiti a casa, per mangiare e fare baccano. Spesso resto incuriosito a osservarli, fingendo di dormire sul divano o sul davanzale della finestra. Ma se la compagnia mi va proprio a genio non ci trovo niente di male a unirmi a loro. La prima volta che sono saltato a tavola, mi sono molto stupito dell’espressione incredula e semisconvolta di Ely: lei mi volgeva le spalle e non si era nemmeno accorta dell’atletico balzo. Se ne accorsero gli ospiti, invece. Io li avevo analizzati e sapevo che l’avrebbero presa come una divertente birichinata di micio. Ely invece non conosceva bene i suoi ospiti: cominciò a farfugliare “Ma Chicco! Cosa fai? Scusate, non si comporta mai così…” e frasi simili. Uffa! Io ravvivo la serata e offro spunti per la conversazione spentarella e lei non mi fa neanche la solita vocina scema: che riconoscenza, eh?!?! Quella stessa sera Ely finse di scandalizzarsi anche in un’altra occasione: uno degli ospiti mi vide leccare il formaggio dalla grattuggia – è ruvidina, ma sfiziosa! – e riferì la cosa, molto tranquillamente a Ely. Ely, tutta rossa in viso, venne a “sgridarmi” ufficialmente: “Non fare il gatto cattivo! Adesso mi fai proprio arrabbiare, capito?…”; mentre pronunciava queste parole, visto che eravamo noi due soli in cucina, mi prendeva un piattino e ci grattava un po’ di formaggio. Questa sì che è diplomazia! Io le fui molto riconoscente e, per ringraziarla, quella notte dormii acciambellato sui suoi piedi.







