Proprietario: Gustavo S.
Dati di identificazione
Specie e nome: Gatto Angelino
Data di nascita: 1.9.1999
Sesso: maschile
Razza: comune
Colore: tigrato e bianco
Residenza: Milano
Questo è quanto risulta dal mio libretto sanitario, ma devo apportare le debite correzioni: a parte il fatto che sono un gatto e risiedo con papà e le ragazze a Milano, tutti i suddetti dati sono errati o quanto meno inesatti.
Cominciamo dalla data di nascita: io nacqui a pochi chilometri da Milano un bel mattino d’agosto (il 24, per l’esattezza) con altri due fratellini. La mia mamma era una bellissima gattina nera, dolce e morbida e ci dava un latte letteralmente squisito! Il mio papà invece – stando a quando disse a noi cuccioli la mamma – doveva essere un malandrino irresistibile e romantico, alto e forte, dotato di un indicibile spirito d’avventura.
Durante i pochi giorni di permanenza nella casa dove abitava la mamma, noi cuccioli non facemmo in tempo a vedere papà: la mamma ci spiegò che era in viaggio per affari, ma un mattino dei primi di settembre mi ritrovai in una scatola da scarpe con i miei due fratellini – molto diversi da me sia fisicamente che per indole – e, forse per la confusione mentale causata dalla paura, da quel momento la prima cosa che ricordo è un interessante olezzo proveniente da una porta marrone – che ho poi imparato essere chiamata “pattumiera”- e un’umanagrande e grossa, molto più della mia mamma, che fece a me e ai miei fratellini una tale paura che subito cominciammo a soffiare con tutte le nostre forze per intimorirla.
Lei non si intimorì affatto! Si chiama Elisabetta, ma è chiamata in molteplici modi: Ely, Betta, Jutta, Jaja, Tatina…
Beh, personalmente la chiamo sempre Ely, anche se non riesce quasi mai a capire ciò che le dico. O finge?
Ma non divaghiamo!
Veniamo agli altri dati sopra citati.
Sesso: maschile. Sì, fino a quando , dopo una “gitarella in macchina” apparentemente innocua, ho perso tutt’a un tratto il mio charme, il fascino sulle femmine della mia specie. Fortuna che non l’ho perso, anzi l’ho potenziato con l’esperienza, sugli umani di entrambi i sessi!
Razza: comune. COMUNE?!? A chi? Forse la Micia, che vive in giardino e sale in casa solo per mangiare – e comunque sul pavimento, mentre io posso mangiare anche a tavola, se non ci sono ospiti – che non può comandare a bacchetta i MIEI amici, né sa far capir loro bene quanto me ciò che vuole… Ehm, … pensate che sia un po’ presuntuosello? Avete perfettamente ragione, ma la colpa non è mia: è di chi mi ha viziato e riempito di paroline dolci, pappe e coccole tutta la vita!
Colore: tigrato e bianco. Ma che modo è di descrivere un gatto? Non sono mica un abito di Valentino, io! Le mie tre amiche spesso mi chiamano “bel biondino” perché sono vagamente rossiccio dietro le orecchie, e a volte “Sgombrino”, per la somiglianza con il noto e saporito pesce – si intende escludendo peli, orecchie e coda. Certo, non è il massimo essere paragonato a un pesce… ma è sempre meno avvilente che essere catalogato come una volgarissima, fredda e inutile stoffa! Non vi pare?
Ma veniamo alla parte più buffa, oserei dire alla battuta più formidabile degli ultimi tempi.
Proprietario: Gustavo S. Quando mai lui è stato proprietario del sottoscritto? Del resto non ho il coraggio di contraddirlo. Perché? Capirete andando avanti.
Il giorno che entrai in questa casa non doveva essere che per una notte – pensava papà; sarebbe stato per sempre – ero sicuro io. Ora non pensate che il mio papà non ami i gatti: anzi… li adora! Ed è proprio per questo motivo che non voleva avere più un gatto suo, ma limitarsi a nutrire i randagi.
Pochi anni prima del mio arrivo abitava con la mia famiglia una gatta, Titina, a quanto pare scorbutica e antipatica, che morì alla veneranda età di ventiquattro anni. Nonostante il suo caratteraccio, quando ciò accadde ne rimasero molto dispiaciuti, e fu allora che papà decise di non avere più gatti in casa.
Dovete sapere che papà è un uomo deciso, risoluto, e che quando dice di no non potete fargli cambiare idea, ma se la cambia da solo non ci sono problemi. Prima che varcassi la soglia di casa papà aveva fatto firmare alle ragazze un documento battuto a macchina, dall’aria ufficiale, dove le poverine si impegnavano a non versare una lacrima alla mia partenza e a non tentare imbrogli di vario genere per farmi restare. Avendo loro firmato, dopo la prima notte in casa S. venni trasferito in un’altra casa per una settimana. Cominciavo a chiedermi che cosa stessero aspettando a venire a riprendermi, quando la domenica pomeriggio, mentre schiacciavo, imbronciato, un pisolino, sentii la voce di papà. Era ora! Con le loro melense vocine le mie amiche umane mi raccontarono cosa era successo: le persone a cui ero stato affidato non mi volevano più; dicevano che facevo loro “senso”, che avevo “la lingua attaccata!” Ma si può essere così ignoranti? Semplicemente mi mancava la mamma e cercavo di “ciucciare” il vuoto.
Ma soprassediamo!
Entrai tutto contento nella vita della famiglia S., ma papà non desisteva: avevano firmato e dovevano rispettare l’impegno. Per quanto mi riguarda, se solo avessi saputo dove teneva nascosto quel foglio, l’avrei fatto in mille piccoli brandelli con somma soddisfazione, ma poi mi venne in mente che con tutta probabilità papà si era procurato almeno una copia del fatale documento e così cercai di impiegare meglio le mie energie…
Fu così che cominciai a “lavorarmelo”. Parlo di lui perché per le ragazze non c’era alcun problema, anzi loro mi davano man forte. Nel frattempo papà aveva in mente un piano: c’era un fattorino di sua conoscenza che desiderava un gattino. Venne a vedermi e gli piacqui subito. Fortunatamente non aveva grandi possibilità economiche e papà gli promise che mi avrebbe addestrato, così che non avrei combinato guai e avrei mangiato di tutto. La mia saggezza di cucciolo mi suggerì di dimostrarmi un gattino modello: andai subito a fare i miei bisognini nella cassetta indicatami, imparai a mangiare letteralmente di tutto, comprese le brodaglie, o i fili colorati – detti “spaghetti” – e mi feci scorgere mentre davo una leccatina curiosa ad una scorza di melone. Per completare l’opera bastarono ripetute fusa, sguardi maliziosi e adoranti, qualche gobbino contro le sue scarpe, mostrarmi vivace nel gioco ma non combinaguai…
Un giorno forse scriverò un libro su come conquistare un umano restìo ad amare i gatti.
Comunque, dopo un paio di settimane ero pronto per la consegna… e lui era inconsciamente alla ricerca di un pretesto per rimandarla!
Ed ecco che una sera ci capitò un’occasione splendida che entrambi cogliemmo al volo! Erano venuti a cena due tizi, i “nonni” acquisiti di uno dei miei fratellini, Cagliostro. Prima di mandarli via, papà e mamma mostrarono loro i divani-letto che avevano acquistato per il soggiorno. Uno di questi scorre su rotaie di ferro e io, che ho lo spirito di Sherlock Holmes, mi ci infilai dentro. Non mi aspettavo che il divano venisse richiuso così presto. Rimasi intrappolato e miagolai dalla paura. In quel momento “sentii” i pensieri di papà: “O Dio! Comunque venga fuori, zoppo, intero, a pezzettini… me lo tengo!”
Tutto ciò mentre il divano veniva ancora una volta aperto. Io stavo bene: avevo solo battuto leggermente la zampina destra ma, per assicurarmi che papà si convincesse a tenermi, calcai un po’ la zampa e uscii con aria visibilmente sofferta. E finalmente papà mi prese in braccio, impedendo agli altri di toccarmi, tastandomi la zampina per controllare gli eventuali danni. Da quel momento, dice lui, io sono “suo”.
La verità, come ora potete ben capire, è che da quel momento io ho conquistato lui.




Ti seguiamo con simpatia…. auguroni e complimenti per la magnifica iniziativa.
[...] Capitolo 1 [...]