Certo non sono state tutte rose e fiori!
Una delle cose che detesto di più è viaggiare, eppure loro insistono a muovermi dalla città, soprattutto in estate. La mia prima esperienza fu sconvolgente: andammo a Napoli. Dieci ore rinchiusi in una misera stanzetta mobile, calda, affollata e orribilmente ringhiante.
La odio! Ben dieci ore di viaggio, dicevo, per che cosa? Per andare in una casa estranea dove abitava un mio simile molto aggressivo, nei miei confronti almeno, che non mi poteva soffrire. Ogni giorno la mia famiglia e la famiglia di Ciccio (il gattaccio) uscivano e stavano fuori tutto il giorno. Per evitare qualsiasi contatto-scontro fra me e Ciccio, veniva chiusa la porta fra due stanze comunicanti. Ma un giorno una corrente d’aria spalancò la porta in questione.
Purtroppo Ciccio se ne accorse: venne a stuzzicarmi e di lì a poco venimmo allo scontro fisico più violento che mi sia capitato nella mia vita! Ciccio soffiava, ringhiava, colpiva, graffiava… e io cercavo di difendermi in qualche modo. Riuscii ad assestargli qualche zampatacome si deve, ma nell’impeto della lotta andai a sbattere il muso contro un mobile e mi spezzai un canino.
Quando i miei rientrarono, mi resi conto che l’incidente occorsomi aveva causato qualche incomprensione tra i due nuclei familiari. Infatti un paio di giorni dopo tornammo – finalmente! – a casa.
Che emozione quando riconobbi il palazzo, il giardino, la Micia… Ero così agitato, contento e stanco che smisi di miagolare nell’orecchio di papà, e se un gatto può sorridere, sorrisi.
Forse penserete che esagero ad affermare che i viaggi mi stancano in modo indicibile, ma vi mostrerò che non è così.
Secondo la legge, noi gatti dovremmo viaggiare – magari per ore e ore – rinchiusi in una gabbia di ferro. Beh, non so se avete mai provato a entrare in una gabbietta poco più grande di voi: se avete avuto questa esperienza potete capire quanto sia sgradevole. Io mi rifiuto di starci e così, non appena ci chiudiamo tutti in macchina, comincio a miagolare disperatamente – anche perché tra l’altro soffro il mal di macchina – ad agire come un gatto con turbe psichiche e a strapparmi le unghie cercando di distruggere la gabbia. Funziona sempre: nessuno di loro – papà in testa – resiste a questa scena!
Quando vengo liberato, cerco la postazione più sicura e stabile.
Visto e considerato che papà è l’umano che più mi dà sicurezza, ho sempre deciso di piazzarmi sulla sua spalla destra, con le zampe anteriori appoggiate sul suo poggiatesta e la coda intorno al suo collo. E se la sicurezza non è raggiunta, è tuttavia abbastanza vicina. Non così per quanto riguarda la stabilità: la macchina frena e riparte, frena e riparte, curva e frena… Uno stress che non vi dico! E che altro può fare un micio che scivola sulle spalle sudate del suo papà se non piangergli disperatamente nell’orecchio destro nella speranza di por fine a quella tortura?
Morale della favola: resto sveglio per tutto il viaggio, miagolo fino a diventare rauco e anche oltre, sono in posizione oltremodo scomoda e soffro l’auto. E pensare che a casa posso dormire tutto il giorno, tranquillo, con la sicurezza di tre pappe quotidiane, coccolare un po’ la mia famiglia se mi va, giocare, prendere il sole sul divano e tante altre cose che sono la felicità!

