Nel giardino di un condominio si stava svolgendo in un caldo pomeriggio di primavera una festa di benvenuto. Si festeggiava la nascita di quattro stupendi gattini.
“Come sono belli! E hanno un musetto vispo vispo. Hai già scelto i loro nomi, cara?” chiese Brigitta alla mamma dei cuccioli.
“Non ancora. Almeno per i due maschietti rossi e la femminuccia bianca e nera. Ma credo proprio che questo bricconcello tutto grigio lo chiamerò Grigetto.” Rispose Bianca all’amica.
Era infatti tradizione di famiglia chiamare i piccoli con un nome che richiamasse il colore del loro pelo. Bianca era tanto felice, ma un presentimento di mamma la preoccupava e sentiva di dover proteggere in modo particolare proprio Grigetto.
Le settimane passavano veloci e Grigetto diventava ogni giorno più bello e più vivace. Ma la sua mamma era ancora preoccupata. E a ragione: mentre i fratellini tendevano agguati alle mosche, cacciavano lucertole e scalavano gli alberi del giardino, Grigetto preferiva giocare a rincorrersi insieme ad alcuni amici spericolati in una casa abbandonata poco distante.
“Non andare, Grigetto! È pericoloso: finirai per farti male!” gli diceva la mamma. Ma Grigetto le rispondeva:
“Non preoccuparti, mammina. Io sono grande e forte: non mi succederà niente, vedrai!”. Poi le faceva un gobbino e correva dai suoi amici.
Ma un brutto giorno, mentre giocava nella casa abbandonata, un colpo di vento improvviso fece sbattere una porta. Grigetto sentì un forte colpo sul sederino, come una sculacciata fortissima. E quando si voltò per vedere che cosa era successo, urlò: “Oh, no! La mia coda! Mamma, mammaaaa: sono rimasto senza coda.” correndo a piangere dalla mamma.
Bianca era molto triste per Grigetto: per un gattino la coda è molto importante: non solo è molto bella, ma contiene il prolungamento della spina dorsale e senza di essa i gatti non hanno più equilibrio e non corrono più bene. E a vederlo così mogio mogio a guardare gli altri gattini correre e saltare non ce la faceva proprio più. Per fortuna conosceva e sapeva come rintracciare la fatina dei gatti.
“Solo tu mi puoi aiutare, fatina. Ma il mio cucciolo deve imparare la lezione: aspetta ancora qualche giorno prima di venire.”
Tre giorni dopo Grigetto stava pensando ancora una volta a quanto era stato sciocco a non dare ascolto alla mamma. Se l’avesse fatto avrebbe avuto ancora la sua coda e Fiammetta, quella bella gattina rossa di cui era innamorato, non lo avrebbe lasciato solo tutto il giorno per giocare con gli altri gatti che correvano spensierati. Mentre era immerso in questi tristi pensieri sentì una voce che lo chiamava.
“Ciao Grigetto! Dove è finita la tua bella coda?”
Si voltò e a stento riusciva a credere ai suoi occhi: davanti a lui c’era una meravigliosa gattina gialla e nera con una coda lunga e soffice. Pochi avevano avuto la fortuna di incontrarla, ma qualunque gatto l’avrebbe riconosciuta:
“Non ci posso credere! Fatina sei tu!?! Oh come sono felice di vederti. Sapessi cosa è successo: mentre giocavo nella casa abbandonata, il vento ha fatto sbattere una porta e di colpo – ZAC – ho perso la mia coda.”
“Uhmm – fece la fatina – a me risulta che in quella casa non saresti dovuto andare…”
“è vero: non ho ascoltato la mia mamma che mi raccomandava sempre di stare attento. Vorrei tanto averle dato ascolto!”
“Tu sai che io potrei darti una coda nuova, vero?”
Grigetto annuì.
“Ma io faccio queste magie solo per gatti coscienziosi che non perdono la coda per giocare a rimpiattino con gli amici. Potresti perderla di nuovo…”
“Oh no, fatina! Ti prometto che se mi darai una coda nuova starò attentissimo. Non farò più cose pericolose e giocherò con mosche, farfalle e topolini come i miei fratelli. Ti prego…”
“E va bene – si convinse la fatina – Preparati. Ma ricorda che se perderai di nuovo lòa coda io non tornerò ad aiutarti. E ora chiudi gli occhi.”
Grigetto obbedì e chiuse gli occhi.
“Mrrr, mrrrr, mmrrr – pronunciò gravemente la fatina – e ora siediti, Grigetto.”
Grigetto si sedette e… Meraviglia! Aveva di nuovo la coda. Era bellissima, e morbida, e lui poteva tornare a correre. Era felice e si voltò per ringraziare la buona fatina. Ma era sparita, probabilmente per andare ad aiutare qualche altro gattino in difficoltà.
“Grazie, fatina!” urlò Grigetto e corse dalla sua mamma, dai fratellini, da Fiammetta e dai suoi amici a mostrare la coda nuova. E da quel giorno Grigetto si poteva riconoscere proprio da questo: era sempre il gatto con la coda più curata e morbida e il più attento ai pericoli.