Quando ero bambina guardavo sconcertata la mia mamma prodursi in buffi saltelli e sequenze di gesti improbabili ogniqualvolta si imbatteva in un’ape o una vespa. Intorno ai 10 anni studiai che questi spesso indesiderati insetti pungono solo se minacciati e che generalmente poi muoiono. Da allora sperimentai più volte personalmente che api e vespe erano vittime inconsapevoli di un immeritato pregiudizio e mi dichiarai sempre in loro favore. Quando poi mi accorsi che le vespe erano attirate dalla carne, iniziai a condividere il mio pasto con loro. Non farlo mi pareva proprio meschino, considerando che date la loro velocità e dimensioni non sottraevano che mezzo boccone al massimo. L’ammirazione che suscitavo negli astanti mi ricompensava ampiamente del sacrificio e lo sguardo attonito e nauseato dei commensali meno animalisti mi divertiva anche di più. Continuai quindi a dispensare pollo alla brace, prosciutto cotto e costine di maiale anche davanti alla mia mamma che, dopo solo pochi anni, si convertì alla causa pro-api e vespe e principiò a parlare con malcelata superiorità di quanti di fronte a un esserino piccolo come una vespa fanno tante scene…
Questo amore non era tuttavia destinato a durare. Il primo passo verso la rottura risale a un giorno di vacanza di qualche anno fa. Ero a Ischia e risalivo dalla famosa spiaggia dei Maronti trascinandomi esausta per la famigerata “vecchia strada” per la medesima. Non nascondo che ogni scusa era buona per approfittare di una breve sosta: toh, un formicaio… saranno maturi quei fichi?… com’è secca l’erba, da quanto non piove?… ehi, guarda i pomodorini appesi in quel cortile: perché a me marciscono e agli altri no?…
Poi d’un tratto mi avvidi di una piccola massa inerte sul sentiero a pochi metri da me. Temendo si trattasse un gattino mi avvicinai cercando di non guardare, ma più da vicino non sembrava affatto un gatto. In effetti si trattava di un topo morto. Storsi il naso (in famiglia lo facciamo parecchio bene!) perché anche se non ho simpatia per i topi trovarmi un cadaverino sul sentiero non mi faceva particolarmente piacere. Tra l’altro era attorniato da mosconi e altri insetti. Alcuni, vi dirò, insospettabili: le formiche per esempio… Ma non mangiavano semini raccolti durante l’estate e briciole di pane? E che ci fanno le vespe qui intorno? Guardai meglio: le vespe non erano intorno, ma sopra il topo morto, che stavano tagliuzzando con la ben nota tecnica con cui per anni si erano servite del MIO prosciutto, nel MIO piatto! GASP!!! Certo sono le api, non le vespe, che svolazzano tra i fiori tutto il santo giorno, ma tra catturare un ragnetto o una zanzara e sezionare un topo morto c’è una bella differenza!
Ovviamente da allora le vespe non furono più gradite a pranzo dalla sottoscritta. Di tanto in tanto, tuttavia, preparavo per loro un piatto con gli avanzi che posizionavo a debita distanza dalla tavola. Dopotutto non si tratta di scelta: è in gioco la catena alimentare, il grande cerchio della vita, la Natura insomma…
Così continuai fino a due anni fa, quando andai in vacanza con mia sorella in una cascina del pavese. I bambini avevano quasi un anno e per farli rinfrescare la mattina riempivamo due catini d’acqua dove avrebbero fatto il bagno più tardi. Ai piccoli l’idea piacque molto. Ad api e vespe pure: ogni giorno gli esemplari che trovavamo appollaiati sull’acqua cresceva vertiginosamente e sembravano sempre meno disposti a cedere il posto ai due piccoli bagnanti. La tensione aumentò quando una vespa si infilò nella maglietta di mia sorella e la punse sulla schiena. Temendo che potesse accadere anche ai bambini, durante il bagno vegliavo armata di asciugamano, che sventolavo intorno ai nostri cuccioli. Probabilmente nel corso di una manovra sculacciai una vespa permalosa che prese a puntare il mio viso e le orecchie. Parai una volta, due volte, poi capii che ce l’aveva proprio con me e fuggii senza ritegno per il prato scuotendo la testa e l’asciugamano come un’indemoniata. Le vespe, però, volano veloci e l’implacabile insetto non mi mollò finché non mi punse, sulla mano per fortuna. Neanche a farlo apposta ebbi una reazione allergica che mi fece gonfiare la mano a dismisura.
Adesso quando vedo una vespa sono io che non riesco a contenere l’agitazione e la mia mamma cerca di spiegarmi con dolcezza che le poverine pungono solo se provocate… Ma chi ci crede più?